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LA LAPIDE DEL TRIPOLI
Allinterno del Parco delle Rimembranze di Cagliari, in fondo
al muro di cinta che separa il Parco dalla Legione dei Carabinieri,
coperta in parte dai rampicanti, esiste una lapide le cui immagini
raffigurate rievocano un episodio della storia sarda che il tempo
ha inesorabilmente avvolto nell'oblio. Si tratta di una targa eretta
in memoria dei periti del "Tripoli", il piroscafo che
la notte fra il 17 e 18 marzo 1918, durante la traversata Golfo
Aranci-Civitavecchia, fu colpito dal siluro di un sottomarino tedesco.
Il tragico evento causò un numero considerevole di vittime,
ufficialmente 268.
Cinque anni dopo la fine del conflitto nasceva un Comitato per le
onoranze alle vittime del Tripoli. Il presidente, Signor
Flavio Tidu, organizzò una prima solenne cerimonia funebre
a Cagliari il 19 marzo del 1923. Nell'agosto dello stesso anno questi
decise di suggellare la sua iniziativa con un'artistica lapide,
allo scopo deternare degnamente la memoria dei martiri di
quella notte fatale. Per l'ideazione e l'esecuzione dell'opera dedicata
al naufragio, la scelta del Comitato cadde su un artista oggi pressoché
dimenticato: il sassarese Pietro Soro.
La targa é in granito rosso e consta di tre bassorilievi
di bronzo. Nel mezzo campeggia il Genio italico. Esso, in prima
battuta, poggiava sul rostro di una nave romana, oggi mancante.
Lallegoria mostra le braccia sollevate a guisa di croce "simbolo
di redenzione, di sacrificio e della nobiltà dell'umano dolore".
Con una mano sorregge la Vittoria, mentre con l'altra, tesa, "consacra
alla storia, come in un rito, la canzone del ricordo, della morte
e della gloria".
Le scene laterali, che il Genio sembra osservare dall'alto e cingere
in un abbraccio metaforico, rappresentano i momenti che precedettero
e seguirono la sciagura. A destra "una giovane madre con due
teneri bimbi ed un vecchio pilota, con indovinatissimo effetto prospettico,
accompagnano con lo sguardo triste e melanconicamente pensoso due
vele latine che si perdono nel mare infinito: la partenza verso
il destino".
A sinistra l'avvenuta tragedia con il ritorno dei resti della nave:
in primo piano, quattro figure maschili, portano faticosamente a
secco la carena devastata. Una donna, "madre di Sardegna",
ripiegata nel suo dolore, assiste all'immane fatica del recupero
e disperde le sue lacrime nelle acque di quel mare assetato di vite
umane.
L'opera del Soro, nella sua linea semplice ed armoniosa incontrò
il plauso delle più spiccate personalità artistiche.
Il Presidente del Consiglio, Benito Mussolini, ebbe modo di vedere
il bozzetto a Roma nel corso di un'udienza concessa allo scultore
e alla Commissione del Comitato. Ne rimase fortemente impressionato
al punto dal volerlo tenere per sé, decidendo inoltre di
vergarne l'epigrafe, che ancora oggi esiste inscritta sulla base
della lapide:
Col pensiero a Dio / E servendo la Patria / CCLXXX figli di Sardegna
/ nel fondo del mare / perirono / sacrificati dall'insidia nemica
/ I cittadini di Cagliari / vollero qui devotamente ricordare /
l'oscuro e glorioso martirio / XVII Marzo MCMXVI / XXVII Aprile
MCMXXIV
La colata in bronzo fu compiuta a Roma, presso le Elettrofonderie
Tevere dei fratelli Marchesi, alla presenza di un ristretto
numero di invitati, tra i quali vari rappresentanti della stampa
e dell'arte, oltre all'autore stesso e al presidente del Comitato.
In qualità di madrina, partecipò alla cerimonia la
sorella della Medaglia d'Oro Enrico Toti. La giovane prese parte
alla manifestazione accompagnata dal padre, cui venne consegnata,
per l'occasione, una medaglia di bronzo.
La lapide fu affissa alla destra del portale della Chiesa di San
Francesco da Paola, nella Via Roma, di fronte al mare. Fin dalle
sue origini, quella era sempre stata la chiesa dei marinai, dunque
il luogo più adatto per ricordare ed onorare i morti del
"Tripoli". Linaugurazione avvenne la mattina del
29 Aprile 1924. Nel corso della cerimonia, dopo gli interventi dello
scultore Soro, del Presidente del Comitato Flavio Tidu e del Monsignor
Piovella, Arcivescovo di Cagliari, il drappo tricolore cadde per
mano del Sovrano, giunto a bordo della corazzata Andrea Doria, accolto
dal tripudio di ovazioni proveniente da un'immensa folla, accorsa
per l'occasione da tutta lIsola.
Nel 1932 la chiesa subì delle sostanziali modifiche. La facciata
perse definitivamente la sua configurazione secentesca per uniformarsi
alla matrice "classica" dei porticati. La targa del "Tripoli"
fu rimossa e trasferita al Parco delle Rimembranze, dove ancora
oggi si trova.
La lapide dedicata ai naufraghi del Tripoli (Fototeca CMSC)
La nave Tripoli
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