

La chiesa di Santa Maria di Malta su trova nell'abitato alto
di Guspini. Come testimoniato dal saggio archeologico effettuato in occasione
dei recenti lavori di restauro, il sito vanta un'antica frequentazione. Lo scavo
di una trincea rasente il muro sud del complesso ha infatti consentito il rinvenimento
di frammenti di ossa, scaglie di ossidiana, ceramica nuragica e romana di produzione
locale nonché sigillata africana. Le notizie sul monumento sono assai scarse.
I saggi archeologici pare abbiano messo in luce le fondazioni di un primo edificio
absidato di probabile impianto bizantino, forse un primo insediamento monastico
che potrebbe risalire al IX secolo. Il sito di Santa Maria in passato ha certamente
rappresentato un habitat ideale per la vita di una struttura monastica, ciò
in virtù delle copiose acque che ancor'oggi vi sgorgano poco lontano. L'acqua
è inoltre legata in modo particolare alla Vergine attraverso l'antico rito dell'aghiasma:
l'immersione dei malati in una vasca allo scopo di impetrare grazie e guarigioni.
Tracce di antiche fondamenta sono state recentemente individuate sotto la pavimentazione
di una moderna abitazione edificata nei pressi della chiesa, mentre un enigmatico,
lungo cunicolo sotterraneo sembra attraversi il monumento. Un ulteriore indizio
della presenza dei monaci può essere riconosciuto nell'odierno toponimo: "figuresia",
ad litteram "fico della chiesa". Come ricorda il Boscolo, era uso consueto dei
monaci praticare il digiuno e l'astinenza dalla carne, cibandosi di pane e frutta
secca: si sarebbe così diffusa la coltura del fico in Sardegna. Secondo l'Angius
la chiesa "credesi fosse annessa ad un monistero di benedettini", un'ipotesi
che parrebbe avvalorata dal calco di un'iscrizione rinvenuta nel 1892, oggi
conservato a Cagliari negli archivi della Soprintendenza ai Beni Artistici.
L'epigrafe, lunga ben 68 centimetri, in parte coperta da uno strato di intonaco
bianco, era stata incisa su tre pezzi di arenaria grigia. Sebbene il documento
sia di difficile comprensione, risultano tuttavia perfettamente leggibili una
data, il 1294, e una parola che potrebbe esser interpretata come "Benedettini".
L'Aleo nel '600 scriveva che "en la villa di Guspini havia otrio monasterio..
iglesia.. al presente agragada a la religion de los cavalleros de san iuan de
Malta". Allo stesso modo il Manno, compiendo l'elenco dei monasteri esistenti
nell'Isola prima del XIII secolo, ricordava quello di Guspini, e la chiesa "poi
ceduta ai Gerosolimitani" cioè ai Cavalieri di Malta. Tesi che oggi potrebbero
trovare conferma nel recente rinvenimento di una croce scolpita sull'architrave
di una porta aperta sul lato sinistro della facciata, invisibile prima dei lavori
di restauro. Nel corso del tempo la chiesa è stata sottoposta a numerosi e s
ostanziali
modifiche, la prima delle quali avvenuta, forse, intorno al 1200, un'ipotesi
che potrebbe esser avvalorata dalla scritta "MCC. OPUS - FA... DIE---" incisa
nell'acquasantiera in trachite grigia presente
all'interno. Il restauro, abolendo lo spesso strato di intonaco che la ricopriva,
ha permesso di individuare chiaramente l'antica facciata romanico-pisana, inglobata
nella parte superiore da una ricostruzione avvenuta nel '700 in forme gotiche.
In essa si distingue un partito a spioventi archeggiati, nei quali si inserisce
il sopracciglio a tutto sesto del portale architravato, ornato da una serie
di foglie geometrizzate, ed impostato su peducci, uno dei quali decorato da
una protome zoomorfa. Gli archetti, cinque per parte, sono salienti e poggiano
su dei lunghi peducci, due dei quali decorati con raffigurazioni antropomorfe.
Alcuni conci conservano gli alloggiamenti destinati ai perduti bacini ceramici.
Una teoria di altri eleganti archetti, aperti da un piccolo lobo alla chiave,
che un tempo correva fra le larghe paraste d'angolo incorniciando la facciata,
è oggi limitata al tratto posto al di sopra del portale. Come accennato in precedenza,
l'asportazione dello spesso strato d'intonaco ha portato alla luce un ulteriore
ingresso che, posto in corrispondenza della navata sinistra, risulta sormontato
da una lunetta descritta da un arco di
scarico semicircolare
.
L'architrave ospita una croce inscritta
in un circolo, ed è poggiato su dei piccoli conci, uno dei quali ornato da una
protome antropomorfa. L'aula, trinavata, presenta una copertura a capriate lignee.
I setti divisori sono ad ampie arcate impostate su pilastri marcatamente rettangolari,
realizzati con cantoni di trachite di media pezzatura. Sotto l'odierno sono
stati individuati altri quattro pavimenti, il primo dei quali in cotto rosso.
L'abside, di forma semicircolare, era originariamente quadrata. All'interno,
nel catino, sono state rinvenute delle pennellate di colore rosso simboleggianti
un movimento ondoso.
Autore Modello:
Bruno Vacca