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LE BATTERIE FRONTE A MARE L'esigenza di assicurare protezione alla città di Cagliari ed alle sue importanti installazioni militari, comportò l'allestimento di un adeguato sistema difensivo. Prime ad esser realizzate furono le tre batterie antinave costituenti il cosiddetto "Fronte a Mare" (F.A.M.). Queste furono armate con delle buone artiglierie da 152/50, in grado di tirare ad una distanza di 18.000 metri. Si trattava di pezzi di concezione abbastanza recente, modello A.1918, fabbricati dalla Vickers-La Spezia nel 1922. Le installazioni, furono contraddistinte da un nome proprio: Corrado Boggio, Roberto Prunas e Carlo Faldi, ed ubicate rispettivamente a Capo Pula, Capo S. Elia e Torre Mortorio.
1943, Battreia Prunas: Colt 1915 antiaerea. Completavano lo schieramento del gruppo batterie F.A.M., tre postazioni antiaeree che, sistemate in prossimità delle opere antinave, avevano il compito di fornire a queste protezione, ed eventualmente affiancarne l'azione di fuoco. Identificate mediante l'attribuzione di un codice alfa numerico, queste furono: la batteria C. (Cagliari) 146 di Pula, la C. 135 di Capo S. Elia e la C.165 di Capitana. Ad eccezione della postazione C.135, armata con cannoni da 102/35, esse furono dotate di pezzi da 76/40. Gli impianti presentavano le caratteristiche tipiche delle batterie da costa italiane allestite fra le due guerre: cannoni scudati con sistemazione "in barbetta" (quelle antinave) e mimetizzazione realizzata mediante il rivestimento di piazzole, riservette esterne e stazioni di tiro, con blocchi di pietra locale appena sbozzata ed adattata alle strutture. Nel corso del conflitto soltanto la Prunas non ebbe modo di entrare in azione. Diverse furono invece le vicende che videro protagoniste le altre due. Batteria C.135. Cannone da 102/35 della Regia Marina a Capo Sant'Elia, Cagliari aprile 1936. La batteria Faldi aprì il fuoco il 9 aprile 1943, contro il sommergibile inglese Safari, che era emerso per cannoneggiare il motoveliero Bell'Italia. Più complessa fu invece la vicenda che coinvolse le artiglierie della Boggio, il 2 agosto 1943. La giornata di guerra si aprì con l'avvistamento operato di prima mattina dal Saturn, il radar tedesco di Capo Pula, di una formazione di Lightnings P. 38 americani, in rotta di avvicinamento verso Cagliari. Giunti all'altezza di Is Mortorius gli apparecchi, mitragliando, si erano avventati sulle unità di scorta della petroliera Romagna, che poco prima era disgraziatamente incappata su di una mina vagante. Data la vicinanza dello scontro, le artiglierie della C.165 e le mitragliatrici pesanti della Faldi, ebbero modo di entrare in azione. Il violento e preciso cannoneggiamento portò all'abbattimento di due P.38, consigliando i gregari a desistere dall'attacco. L'episodio non concluse la giornata. Verso le 13 infatti, il posto di avvistamento aeronavale di Pula segnalava una nuova formazione di caccia nemici, forse la scorta di un idrovolante Catalina ammarato a circa 20 chilometri dalla costa, nel probabile intento di provvedere al recupero dei piloti di alcuni aerei abbattuti.
1942, Carbonia: cannone a doppio compito da 76/40. Non appena la notevole sagoma dell'idrovolante giunse a tiro, complice il vento di scirocco che lo sospingeva verso terra, i pezzi da 152 della batteria Boggio aprirono il fuoco, sparando in rapida successione quattro salve. Nel frattempo, allertati dal comando DICAT, si levavano in volo dai campi di Capoterra e Monserrato, i Macchi 202 e 205 del 51° Stormo da caccia, che ingaggiarono con i Lightnings americani un violento combattimento. Parecchi cacciatori nemici finirono in mare, mentre l'idrovolante, crivellato di colpi, finì per incendiarsi ed affondare. Verso le 19.30, forse alla ricerca di naufraghi, comparve all'orizzonte una motosilurante statunitense. La reazione delle artiglierie non si fece attendere. Colpita alle infrastrutture del ponte, l'imbarcazione fu costretta ad una fuga precipitosa. Ricorda le vicende di questa giornata l'ex Sindaco di Pula Giuseppe Piredda, allora ragazzino: "Ci eravamo appena seduti a tavola quando udimmo il fragore delle prime cannonate. Abbandonata precipitosamente la minestra sul piatto, ci rifugiammo in aperta campagna, inseguiti dal rombo cupo delle artiglierie, mentre sopra le nostre teste evoluivano i caccia. Ricordo ancora il volto contratto di mio padre, forse angosciato dall'idea che fosse cominciato il paventato sbarco alleato". |
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