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LE
DIFESE DEL GOLFO DI CAGLIARI IN ETA' CONTEMPORANEA
Come attestano
gli studi della Commissione mista Esercito-Marina, istituita nel 1919
col preciso scopo di avviare la riorganizzazione delle difese delle
coste, l'esigenza di dotare il golfo di Cagliari di un'adeguata organizzazione
difensiva, non era ancora avvertita all'inizio degli anni '20. L'orientamento
prevalente mirava infatti a privilegiare il rafforzamento della Piazzaforte
di La Maddalena, destinata ad ospitare, in caso di conflitto, una importante
aliquota della flotta. Si pensava inoltre all'allestimento a S. Antioco,
di una base d'appoggio avanzata per il naviglio leggero, anche in considerazione
della vicinanza della rotta Biserta-Tolone. Alla base di Cagliari era
attribuito soltanto il ruolo di "centro sussidiario", in funzione di
supporto della base di S. Antioco. La presenza della Marina del resto,
all'epoca si limitava alla caserma "Del Greco", sede di Maridist, alla
caserma sede di Maricommi e ad un modesto deposito di carburante, direttamente
collegato col molo di Levante. Si trattava dunque, soltanto di una base
d'appoggio per unità leggere, mas e sommergibili. Nel primo dopoguerra
fu pertanto considerato preminente il consolidamento della frontiera
marittima con la Francia, riportando ad uno standard significativo il
livello delle difese maddalenine, pesantemente depauperate nel numero
di artiglierie nel corso della Grande Guerra. In tale ottica, di natura
prettamente difensiva, la Sardegna si configurava come il principale
baluardo posto a protezione del litorale tirrenico della penisola.

Cartolina
delle Batterie Costiere con il motto "D'Acciaio i Cuori come i
Cannoni". (Archivio Monteverde)
A partire dai primi anni '30, col modificarsi dello scenario politico,
cominciò a delinearsi come possibile la prospettiva di un conflitto
aeronavale con la Francia e la Gran Bretagna. Il ruolo strategico dell'isola
si accrebbe pertanto notevolmente. Fu sopratutto nel golfo di Cagliari
e nel suo Hinterland che furono dislocati i reparti operativi della
Marina e dell'Aeronautica, destinati nel corso del conflitto ad intercettare
il naviglio incrociante nel bacino centro-occidentale del Mediterraneo.
Il settore di pertinenza della R. Marina, identificato dalle mappe militari
con la denominazione di "Settore Militare Marittimo di Cagliari", correva
tra La Maddalena Spiaggia ed il Margine Rosso, passando per Elmas e
Settimo. Qui furono schierate le batterie poste a difesa del porto e
dell'aeroporto. Restarono fuori settore due opere antinave da 152/50,
dal momento che, dovendo incrociare il tiro con le artiglierie di pari
calibro di capo S. Elia, furono opportunamente dislocate presso Pula
ed in località Torre Mortorio. Le batterie furono poste alle dipendenze
di due comandi: il F.A.M. ed il DICAT, entrambi ubicati in una sede
protetta sul Capo S. Elia, progettata nel 1933. Furono realizzate inoltre
officine di riparazione attrezzate per la ricarica degli accumulatori
dei sommergibili, due importanti stazioni radio telegrafiche sistemate
in una sede in caverna, numerosi edifici destinati ad uffici ed alloggi,
il parco torpedini ed i grossi depositi di carburante di Montixeddu
e Monte Urpino, capaci complessivamente di ben 70.000 tonnellate di
carburante. Si trattò di un consistente numero di opere, molte delle
quali progettate e costruite ex novo, che comportarono indubbiamente
un notevole impegno finanziario per lo Stato. Di esse sopravvivono ancor
oggi numerose e cospicue testimonianze.
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LA
MAGLIA D'AVVISTAMENTO
Dall'inizio del
conflitto lungo tutto l'arco del golfo fu predisposta una rete di posti
d'avvistamento ottico, alcuni dei quali sistemati nelle antiche torri
costiere. Questi erano dotati di uno speciale apparecchio, il C.T. 10,
che consentiva di stabilire la quota degli apparecchi. Il funzionamento
di tale congegno era semplice: si compivano le rilevazioni ogni 10 secondi
e, partendo dal presupposto che ogni aereo viaggiasse alla velocità
massima, in funzione della variazione angolare fra le due battute se
ne stabiliva la quota. I posti d'avvistamento furono collegati, mediante
una estesa rete telefonica, ai cosiddetti Centri Raccolta Notizie che,
sistemati a Villasimius, Teulada e Gonnesa, ebbero il compito di raccogliere
le informazioni, convogliandole quindi al Comando Tattico DICAT. Tale
Comando, sistemato in una struttura sotterranea nei pressi del forte
settecentesco di S.Ignazio, sul colle di S.Elia, disponeva di una Sala
di Previsione dotata di una mappa luminosa, su cui venivano riportate
le rotte degli aerei segnalati.

Postazione
radar luftwaffe del tipo wurzburg a Bosa Marina, estate 1943.
Completavano le dotazioni i dispositivi di attivazione delle sirene
d'allarme e gli apparati radio e telefonici collegati costantemente
con tutte le batterie, con il Comando Aeronautico e la 17^ Legione M.A.C.A.
(Milizia Artiglieria Contro Aerei), da cui dipendevano i comandi DICAT
periferici del Tirso e di Carbonia. Spettava al Comando Tattico decidere
se dare o meno l'allarme, questi ordinava il "fuoco" quando gli aerei
incursori passavano la linea di sicurezza. Integravano la rete d'avvistamento
i 10 natanti della Vigilanza Foranea che si trovavano ancorati a semicerchio
tra Capo Spartivento e Capo Carbonara. A partire dal '43 vennero attivati
i radar tedeschi di Capo Sperone (S.Antioco), Punta Planedda (Teulada)
e Pula, che finalmente consentirono allarmi più tempestivi, agevolando
l'intervento dei caccia. Nel corso dei primi due anni di guerra, i risultati
conseguiti dalla contraerea del golfo di Cagliari, poterono esser considerati
soddisfacenti e commisurati all'entità degli attacchi. Tuttavia, a partire
dal 1943, con la comparsa sui cieli sardi delle grosse formazioni di
plurimotori americani, il sistema difensivo mostrò tutti i suoi limiti.
Il dispositivo si rivelò insufficiente soprattutto dal punto di vista
delle artiglierie, molte delle quali non più adeguate alle nuove esigenze
belliche. Ricorda infatti Cenzo Soro, allora comandante della batteria
Prunas che, data la notevole altezza delle formazioni, i colpi di artiglieria
riuscivano malapena a lambire le carlinghe dei quadrimotori. Nonostante
tutto non venne mai meno l'impegno ed il coraggio degli artiglieri,
i quali, in buona parte sardi, si prodigarono nel tentativo di arginare
la preponderante offensiva alleata, continuando nonostante tutto, a
salvaguardare la città ed i suoi sventurati abitanti.
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